TRADIZIONE? LA TERRA RINGRAZIA

Tra immagini e parole: con alcune brevi clip – ora le prime due, ma altre ne seguiranno a breve – vi raccontiamo le buone pratiche implementate dal progetto, un ritorno alle radici dell’agricoltura palestinese dopo decenni di occupazione e affossamento del settore. L’idea alla base resta la stessa, la sovranità alimentare, translata nella condivisione di esperienze e conoscenze, la partecipazione attiva dei beneficiari, l’intervento comune sulla stessa terra.

Passo dopo passo, a tre anni dal lancio del progetto, Cric e Land Research Center possono registrare i primi successi. Tra questi spicca una politica che sta alla base dell’intervento: il recupero delle pratiche agricole tradizionali. Un ritorno alle radici e alla storia millenaria della terra palestinese che oggi hanno un valore nuovo: controbattere al mercato dominante che ha imposto colture e tolto terreni e ravvivare il mercato interno palestinese, dal commercio al lavoro.

Nei video a seguire potrete scoprire una ad una le buone pratiche che il progetto ha implementato e sta implementando a sud di Hebron, nei centinaia di ettari riabilitati e riconsegnati alle 300 famiglie beneficiarie. Nel primo anno di intervento sono stati recuperati i primi 120 ettari, nei due anni successivi altri 300.

Cosa si intende per riabilitazione? Le terre sono state ripulite dai canaloni di acqua che si erano naturalmente creati a causa dell’effetto erosivo dell’acqua. Lrc e Cric hanno costruito mille metri quadrati di muretti a secco per contenere lo scorrere dell’acqua, 250 metri quadrati di barriere anti-erosive e cisterne interrate per raccogliere l’acqua piovana. Con due obiettivi: impedire l’erosione del terreno e, allo stesso tempo, trattenere l’acqua nel suolo per renderlo fertile e produttivo.

Sono state poi riaperte le strade agricole, necessarie a spostarsi tra gli appezzamenti curati dalle singole famiglie e che hanno ridotto drasticamente i tempi del lavoro. A monte sta il tentativo di frenare gli effetti dei cambiamenti climatici: se prima cadevano su quest’area 300-350 mm di piogge l’anno, oggi si registra un terzo delle precipitazioni, 50-100 mm. Ma le piogge, seppur brevi, sono molto più intense e questo provoca una maggiore erosione del terreno.

In secondo luogo le due organizzazioni hanno distribuito ai beneficiari sementi tradizionali, quelle che per secoli hanno accompagnato la storia della Palestina, dal grano all’orzo alle leguminose fino alle piante da frutto (qui trovate la scheda completa). Come vedrete, il ritorno alle piante tradizionali ha permesso e permetterà una maggiore produttività della terra, la salvaguardia della fertilità e dei frutti della terra, a differenza delle sementi che negli anni il mercato israeliano dominante aveva imposto provocando un crollo produttivo e il continuo riacquisto dei semi negli anni successivi.

Per diffondere le buone pratiche sono state organizzate field farmer schools, scuole di campo: 150 agricoltori e soci di cooperative agricole hanno seguito una specifica formazione, direttamente sul terreno attraverso lotti  dimostrativi, per fare proprie le buone pratiche e verificarne direttamente gli effetti positivi. Che non sono legati solo alla produttività e alla qualità, ma anche alla tutela delle risorse, della biodiversità locali e del paesaggio.

L’idea alla base resta la stessa: la sovranità alimentare, il controllo da parte di un popolo delle proprie risorse produttive. Un concetto ampio che può essere translato anche nell’idea di condivisione e scambio: alla base del progetto sta la condivisione di esperienze e conoscenze, la partecipazione attiva dei beneficiari, l’intervento comune sulla stessa terra.

IL PRIMO VIDEO – “Tecniche anti-erosive tradizionali”

IL SECONDO VIDEO – “Coltivazioni e muretti a secco”

IL TERZO VIDEO – “Strade agricole”

IL QUARTO VIDEO – “La banca dei semi”

E a breve le prossime clip dal sud di Hebron…resta collegato!